C’è spread e spread

Mentre lo spread economico, che misura il divario tra Btp e Bund, continua fortunatamente la sua lenta discesa verso l’ormai nota “soglia Monti” (287 punti), indicando in questo modo un miglioramento della situazione economico-finanziaria nazionale e lasciando così immaginare non si sa quanto certe prospettive positive per l’imminente futuro, lo spread sociale, che misura il differenziale tra ricchi e poveri, aumenta inesorabilmente e sempre più, mostrando come la distribuzione del reddito in Italia sia sempre più ingiusta e iniqua.

Se la riduzione dello spread economico rende tutti più felici e sereni, instillando in ciascuno di noi ipotetiche briciole di speranza e ottimismo, è strano notare come sia caduto nel vuoto il recente e accorato appello del Papa a non rassegnarsi all’aumento dello “spread del benessere sociale” e a contrastare le “crescenti differenze fra pochi, sempre più ricchi, e molti, irrimediabilmente più poveri” (Benedetto XVI, 07/01/2013, Discorso al Corpo diplomatico presso la Santa Sede).

Scopriamo, se ci pensiamo bene, che lo spread economico attira la nostra attenzione più di quello sociale; che la fluttuazione dello spread economico ci mette più ansia della movimentazione di quello sociale; che i dati relativi allo spread sociale li conosciamo meno di quelli relativi allo spread economico.

Scopriamo, in altri termini, che lo spread economico e quello sociale diventano indicatori del nostro sistema di valori, andando a misurare il nostro investimento affettivo e il nostro interesse nei confronti di noi stessi (spread economico) e degli altri (spread sociale).

Scopriamo, insomma, che c’è spread e spread.

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