Cavezzo riparte: «Ci siamo, ditelo a tutti»

Luca Barbieri e Deborah Tolomeo di Camera Caffè

Nasce Shopbox nella Bassa Modenese: le vite “in scatola” dei commercianti nei container, che dopo il sisma del 29 maggio 2012 si reinventano lavori e professioni. 

Le decorazioni natalizie sono luci che si stagliano forti nel profilo convesso della lamiera. Sono punti che brillano su una base grigia. Sono i segni della voglia di sentire le feste anche dopo le scosse. A pochissimi giorni dall’Epifania, le feste a Cavezzo sono le prime dopo il terremoto del 29 maggio: quello che, anche in questo piccolo paese dal centro distrutto, è passato a chiedere il conto in termini di vite umane. Il simbolo del commercio, sette mesi dopo, si chiama Cavezzo 5.9 ed è in piazza Martiri. Fuori ha il colore del sisma (con i container grigi e blu impilati uno sull’altro e le luci di natale che spezzano festose il metallo) e dentro ha la forza di chi ci vuole essere ad ogni costo. Complessivamente, in questa struttura a due piani composta da più di venti container marittimi, trovano spazio 12 attività, partite da poco più di due settimane. Ci sono un bar, un negozio di parrucchieri, un fiorista, una merceria, un negozio di abbigliamento. Ognuno di questi negozi stretti nel metallo porta con sé una storia. Che quasi sempre è una storia di lavoro e di passione.

La testimonianza
Luca Barbieri e Deborah Tolomeo dispensano sorrisi e caffè dal loro bar “Camera Caffé”, che prima era in via Cavour, nel complesso I Glicini. «Abitavamo in una delle palazzine accanto al bar. Sono crollate una sull’altra, e anche il bar è completamente inagibile». Casa (con l’arredamento appena rifatto e il mutuo da pagare) e lavoro che crollano in venti secondi d’inferno, nella vita di questa coppia con un figlio piccolo. «Subito dopo siamo partiti e siamo andati a Riccione per tre mesi – racconta Luca –. Abbiamo trovato in Riviera un’ospitalità squisita, e il campeggio nel quale soggiornavamo ci ha aiutato in più di un’occasione». In quel periodo di difficoltà, Luca ha trovato un lavoro stagionale in un bar della città. Perché è proprio il lavoro il filo conduttore nella vita di questa coppia che non ha mai voluto arrendersi, nemmeno di fronte alla polvere della casa collassata. «Poi siamo tornati – aggiunge ancora Luca –. E mentre a settembre io lavoravo in un bar di Carpi, Deborah allestiva il nuovo Camera Caffé nel centro del nostro paese». Eccolo qui, adesso, il bar rinato: bianco, decorato con attenzione e con spirito di forte accoglienza. Finito il loro turno nel centro commerciale dei container, Luca e Deborah, come tanti altri commercianti del posto, tornano a casa. Che, tanto per cambiare, è ancora un container. Ma il messaggio che esce con forza dalle vite in scatola dei commercianti terremotati è sempre quello: «Fateci lavorare, dite che siamo aperti. Dite a tutti che ci siamo».

Uniti dalle scosse, uniti negli affari
Arriva sempre da Cavezzo un’altra iniziativa congiunta tra i commercianti, compresi quelli che hanno potuto riaprire ai bordi della zona ancora rossa (quella della piazza del leone, quella nella quale è piombato il silenzio, quella intorno alla quale riparte lo stesso la vita): i punti acquisto e gli sconti-scambio. Acquistando qualcosa alla Casa della Gomma, alla fioreria La Corteccia, presso i parrucchieri Fuoriclasse e a Dolcemente si acquisisce un buono sconto del 10% da utilizzare presso un altro dei negozi di questa catena di solidarietà. Che incentiva il consumo fino addirittura al 31 marzo 2013. Per cominciare l’anno all’insegna delle spese e delle storie di ripartenza.

 

L’approfondimento sulle aree commerciali nella Bassa modenese continua

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