Caro Ministro, torni in Congo

Caro ministro Cecile Kyenge, caro primo ministro Enrico Letta…
Questa non è una lettera, ma forse anche sì. Conosciamo bene la situazione delle 26 famiglie italiane che sono bloccate in Congo in attesa del visto di uscita dal Paese per i loro figli. Sappiamo che il Congo ha deciso, dal 25 settembre, di sospendere le adozioni per valutare su alcune irregolarità (che comunque non sono state riscontrate nei confronti dell’Italia). Famiglie italiane, già, figli e genitori sono nostri connazionali e come tali vanno trattati, so bene che voi non avete bisogno di questa precisazione, ma dato che conosco la situazione delle famiglie adottive è bene sottolinearlo.

La sostanza è che ci sono 26 famiglie italiane in Congo (famiglie, non coppie: i bambini sono già a tutti gli effetti, per la legislazione congolese, figli dei genitori adottivi) e molte altre, molte di più, sono in Italia con i propri bambini già dichiarati figli loro ma non possono partire per andare a prenderli (per chi volesse saperne di più, leggete qui). Beh, sappiamo anche che una recente telefonata tra il primo ministro Letta e l’omologo congolese sembra aver sbloccato la situazione (speriamo sia vero), però…

Caro ministro Kyenge, so bene che sto per scrivere una provocazione ma… non è possibile tornare in Congo, a Kinshasa, e aspettare lì che le famiglie partano per l’Italia? E, nel frattempo, lavorare anche in loco per sbloccare le altre situazioni ancora ferme? E’ una provocazione, certo, ma non facciamo in modo che, passato il Natale, ci dimentichiamo di questi bimbi, di queste mamme e di questi papà.

(photo credit: Monica’s Dad via photopin cc)

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