Caro elettore ti scrivo…

Carissima elettrice, carissimo elettore, come sai il 24 e 25 febbraio saremo chiamati alle urne per rinnovare il Parlamento. Ci saranno prospettate diverse opzioni e naturalmente saremo chiamati a una scelta responsabile e informata, nonostante una legge elettorale che non piace a nessuno, tantomeno a noi, e che non permette di scegliere realmente chi ci rappresenterà alla Camera e al Senato.

L’Azione Cattolica, per sua natura, non sceglie uno schieramento e non intende indirizzare il voto dei suoi soci né di chiunque altro, ma ci sembra giusto rivolgerci a te per proporre alcune riflessioni. Innanzitutto ci troviamo di fronte a sondaggi e a ricerche che indicano come il rischio di astensionismo sia più alto della media tra i credenti praticanti. Questo indice di forte disamore e distacco dovrebbe essere per noi tutti appello personale di rinnovata consapevolezza nazionale, a partire proprio da noi laici impegnati nella Chiesa. Per questo motivo l’appello al voto non è formale e sentiamo la responsabilità e l’urgenza di ripensare una presenza costante dell’associazione in questo ambito.

All’Ac, infatti, non spetta il compito di dare indicazioni e suggerimenti di voto: deve piuttosto costituire, come scrisse l’allora presidente nazionale Vittorio Bacheletun punto di orientamento e di incontro” per tutti i cattolici impegnati in politica, “una casa comune che tutti sappia accogliere, tutti amorevolmente indirizzare, e se necessario discretamente e fraternamente ammonire”. “Ma per fare questo non dobbiamo permettere che l’Azione Cattolica diventi parte tra le parti e – Dio non voglia – alimenti tra i fratelli lo spirito di divisione e di fazione. Per fare questo dobbiamo essere liberi nello spirito, coerenti liberamente ai principi e distaccati da pur legittimi interessi, desiderosi davvero di una semplice e spoglia testimonianza cristiana”.

Abbiamo infatti una responsabilità grande in quanto non si tratta di adeguarci a quanti si limitano a ‘fare il tifo’ durante la campagna elettorale e si dividono in fazioni a prescindere dai contenuti. Siamo invece chiamati e diventare cittadini sempre più consapevoli, come ci ha ricordato il vescovo Antonio nella lettera alla città in occasione di San Geminiano. Vogliamo essere responsabili della vita delle nostre città, della speranza dei giovani che sta drammaticamente venendo meno (questo è, probabilmente, il dato più terribile della crisi economica, sociale e valoriale che stiamo vivendo), della vicinanza a chi, nella politica, nel sociale, nel mondo del lavoro, si trova a maneggiare materie ‘fragili’ e che, proprio per questo, deve essere sostenuto dalla comunità, prima di tutto sotto il profilo spirituale, anche per evitare il sempre presente rischio di incoerenza tra agire pubblico e privato.

Carissima, carissimo: come Azione Cattolica di Modena e Nonantola sentiamo la responsabilità di ricostruire luoghi di autentica partecipazione, proprio a partire dalla nostra appartenenza ecclesiale e in vista della formazione di persone che vivono la loro fede anche nella loro vita civile e quotidiana. Vogliamo dire a chi si riconosce in un comune cammino di speranza e credibilità civile ed è impegnato in politica, nelle istituzioni, nel lavoro, nel sociale, che siamo disponibili al dialogo, al confronto, alla vicinanza, pur nell’ovvia distinzione dei piani. E, infine, vogliamo dirti: “Vai a votale e fallo il più consapevolmente possibile”.

Questo è il testo dell’intervento curato dal Consiglio diocesano dell’Azione Cattolica di Modena-Nonantola

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