Buone maniere

imageDevo la mia educazione a mia nonna paterna: si doveva dire “con permesso” prima di entrare, non si poteva avere niente senza chiedere “per favore” e prima di iniziare a mangiare bisognava assicurarsi che tutti avessero il piatto pieno. Dall’adolescenza in poi, molti amici hanno spesso ironizzato sul fatto che io e mia sorella chiedessimo “per cortesia” qualsiasi cosa.
Da quando vivo in Asia, ho dovuto rivedere tutte le mie regole. In Cina la buona creanza è stata del tutto distrutta dalla Rivoluzione Culturale, o almeno così sostengono i Cinesi. L’importante è non dimenticarsi di porgere biglietti da visita e denaro con entrambe le mani oppure, altro gesto proibitissimo, conficcare le bacchette verticalmente nel riso. Per il resto pura anarchia: sputo libero (anche da parte dei vicini di casa, casualmente sul tuo zerbino), rutto libero, rumori imbarazzanti sempre e comunque, urla nelle orecchie, spintoni e colpi bassi anche dalle sciure cinesi mentre si fa la spesa.
Avevo appena fatto tabula rasa dei miei modi da signorina per riuscire a sopravvivere (anche se in realtà non sono mai arrivata a sputare), che mi sono dovuta trasferire in Giappone. Caos!
Regole su regole: qui l’educazione va ben oltre le mille variazioni d’inchini e ossequi. Bisogna costantemente attenersi a qualcosa: salutare, ringraziare (ricordando di variare alcune particelle linguistiche secondo il grado di chi si ha di fronte), stare in fila indiana, mantenere la sinistra mentre si cammina per strada e la destra nella metropolitana, non parlare al cellulare sui mezzi pubblici, non vomitare sulle persone sui mezzi pubblici (!), togliersi sempre le scarpe in casa e in molti luoghi pubblici, non soffiarsi il naso (maleducatissimo: meglio sornacchiare) e soprattutto non alzare mai il tono di voce.
Non vedo l’ora di trasgredire!

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