Bolidi sull’asfalto a tutta birra: quando Modena aveva l’aerautodromo

“Nel doppiare i suoi concorrenti Pasolini ha la peggio sul suo diretto avversario e perde alcuni preziosissimi decimi di secondo!”

Per chi non avesse capito niente, chiariamo subito due cose: 1) no, non è quel Pasolini, e 2) sì, parliamo di motociclismo.

La frase viene dalla concitata cronaca di una gara motociclistica tratta dal film “Bolidi sull’asfalto a tutta birra!” – proprio così, col punto esclamativo – opera del 1970 del prolifico Bruno Corbucci. Prolifico non è tanto per dire. Per capirci, quello stesso anno Corbucci firmò la regia di altri due film: “Nel giorno del signore” e “Due bianchi nell’Africa nera”, con Franco e Ciccio. Altri tempi per il cinema italiano. Ma altri tempi anche per il motociclismo. Si partiva a spinta (cioè a motore spento, prendendo la rincorsa e saltando al volo sulla moto), i cronisti parlavano un italiano corretto e non sembravano sotto l’effetto di sostanze stupefacenti come quelli di oggi, e a bordo pista il massimo della sicurezza erano le balle di fieno: quasi un simbolo di quel passaggio dalla zappa alla moto, dalla civiltà contadina a quella dei motori. Altri tempi davvero. E ovviamente anche altre facce.

Basta guardare quella del Pasolini in questione, ovvero Renzo, campione di motociclismo negli anni ’60 e ’70, detto anche “il Paso”, che – nonostante l’aspetto da innocuo nerd occhialuto – era famoso per il suo stile spericolato, aggressivo e ultra-agonista. Suo rivale di quegli anni fu Giacomo Agostini, considerato tuttora uno dei più grandi campioni di tutti i tempi se non il più grande. Ed era proprio lui, Agostini, il “diretto avversario” della concitata lotta descritta sopra, anche se nel film viene chiamato Ambrosini.

La trama, diciamolo subito, non è granché: un giovane meccanico sogna di diventare un campione del motociclismo, ma non ha i mezzi per farlo, finché un amico – e una ragazza ricca – non gli danno la possibilità di entrare in una grande scuderia. A quel punto il giovane meccanico (ovvero Agostini, come avrete capito) dimostrerà a tutti che è davvero un campione.

Ma che c’entra Modena in tutto questo? C’entra, c’entra. Perché il merito di un film altrimenti dimenticabile come “Bolidi sull’asfalto a tutta birra!” – ricordiamo sempre il punto esclamativo – è quello di rappresentare una testimonianza di una Modena che non c’è più. Ma non in senso astratto e nostalgico sui bei tempi andati: intendiamo una parte di Modena che letteralmente non esiste più. L’epica lotta tra Agostini e Pasolini avviene infatti nell’autodromo di Modena, oggi scomparso. Un circuito considerato molto difficile, come testimoniano i giornali dell’epoca. Si trovava lungo la via Emilia ed è stato cancellato e in parte inglobato dalla città, nell’area dove oggi sorge il Parco Ferrari.

La sua corretta denominazione era aerautodromo. Una parola che per sicurezza ripetiamo, perché non è semplice né da scrivere né da pronunciare, e costringe la lingua ad acrobatiche evoluzioni: aerautodromo. Ovvero aeroporto più autodromo.

Si chiamava così appunto perché era sia aeroporto – con tanto di piste e torri di controllo – e sia autodromo, con box per le moto e tribune per gli spettatori. Ovviamente le due funzioni venivano svolte in momenti distinti, per quanto forse l’atterraggio di aerei in contemporanea allo svolgimento delle gare automobilistiche e motociclistiche avrebbe giovato allo spettacolo. Che comunque non mancò mai: per undici anni l’autodromo di Modena ospitò grandi corse agonistiche come quella raccontata in “Bolidi d’asfalto a tutta birra!”, diventando il simbolo del connubio Modena&motori e un patrimonio storico e culturale per la città. Ma tutte le storie hanno una fine.

I problemi, per l’aerautodromo di Modena, sorsero proprio per la difficile convivenza tra le varie funzioni: gare di moto e auto, decollo e atterraggio di aerei, ma anche pista per collaudo della Ferrari e scuola di pilotaggio. Troppe cose tutte insieme. Tanto che nel 1972 la Ferrari si spostò nel circuito di Fiorano, vicino allo stabilimento di Maranello. Da lì in poi per l’aerautodromo iniziò il declino. Alla fine degli anni ’70 fu chiuso ed è probabile che quella parola così difficile da ricordare non venne più pronunciata da nessuno. Ma forse i film dimenticabili, come quello di Corbucci, servono proprio a questo: a non dimenticare.

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Il glorioso e scomparso autodromo di Modena è stato il set anche di altri film, tutti più o meno oscuri come il sopraccitato “Bolidi sull’asfalto a tutta birra!”. Ad esempio “Il fantasma dell’autodromo” di Gennaro De Dominicis, “Les Mauvais coups” con Simone Signoret e “Rapporto Fuller, operazione Stoccolma” con Beba Loncar e Ken Clark, del 1967.

(Grazie a Paolo Battaglia per le informazioni)

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La prima puntata della serie “Il cinema a Modena”: “Quelle lacrime che tornano a scorrere dopo secoli“.

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