Benvenuti nell’era della fattibilità

ferraSiccome ormai siamo abituati a ingoiare tutto, ma proprio tutto, limitandoci al massimo ad un rigurgitino saltuario d’indignazione o a un “mi piace” su pagine Facebook tipo “Siamo la gente, il Potere ci temono“, non mi stupisce affatto che tal Walter Ferrazza, trentanovenne trentino, sia stato catapultato dal suo paesino di 415 abitanti in Val Rendena di cui è sindaco dal maggio 2010, alla poltrona di sottosegretario agli Affari Regionali e Autonomie, ministero guidato da Graziano Delrio, renziano (quasi ex) sindaco di Reggio Emilia.

Non mi stupisce nemmeno che Ferrazza, a titolo di merito possa vantare – oltre alla suddetta esperienza ormai quasi triennale di sindaco di Bocenago – i prestigiosi incarichi di Assessore supplente nella Giunta del Parco Naturale Adamello-Brenta, delegato in seno al Consorzio per il Servizio di Vigilanza Boschiva Brenta – C.C. Magno, Presidente del Consorzio per il Servizio di Vigilanza Boschiva Val Rendena, membro titolare in seno all’Assemblea della seziono (sic!) Cacciatori di Pinzolo – Bocenago – Carisolo, come spiega puntigliosamente il sottosegretario sul proprio sito.

Per concludere con lo stupore (mio), mi lascia piuttosto indifferente anche che il nostro sia casualmente fidanzato con Benedetta, nipote del modenese Prof. Avv. Gianpiero Samorì, leader indiscusso del MIR (Moderati Italiani in Rivoluzione), dimenticabile partititino capace di raccogliere lo 0,2o per cento alle ultime elezioni, ma alleato del PDL di Silvio Berlusconi. Il che, diciamolo, è l’unico motivo per cui l’ingegner Ferrazza si trova oggi a Roma: è il compenso (in natura) che Silvio Nostro paga all’Avv. Prof. Samorì per cotanto apporto elettorale.

Ma insisto, niente di tutto questo mi colpisce più di tanto, nemmeno la sospetta benedizione caduta dal cielo su Ferrazza. A lasciarmi perplesso invece sono le caratteristiche personali che, in un’intervista a Repubblica, Ferrazza ritiene siano state motivo per individuare in lui, tra milioni e milioni, il giusto “esponente della società civile” da portare al governo a fianco di Delrio: pragmatismo e fattibilità. Passi il pragmatismo, ma la fattibilità? Ma che vuol dire?

Mi immagino un dialogo di questo tipo tra lui e la fidanzata:
Lui: “Amore, cos’è che ti piace davvero di me?”
Lei: “Amore, la tua fattibilità!”
Lui: “E del mio pragmatismo, che mi dici?”
Lei: “Mi piace anche quello, naturalmente, ma preferisco di gran lunga la tua fattibilità”.

Confesso: la prima volta che ho letto l’intervista a Repubblica (che si può leggere più sotto), mi sono piegato in due dalle risate per la fattibilità del sottosegretario. Poi invece ho capito che c’è poco da ridere e il nostro ingegnere dimostra gran fiuto politico e capacità di interpretare lo Zeitgeist, lo spirito del tempo. Ho capito infatti, solo dopo, che siamo piombati dritti dritti nell’era della fattibilità.  Anzi, bisognerebbe istituire un nuovo Ministero: quello dalla Fattibilità. Ferrazza, naturalmente, ministro ad honorem. La fattibilità oggi è tutto, e il resto non esiste. Le prove? Eccone alcune.

Ricordate quando Stefano Fassina (tanto per citare uno tra i più noti esponenti del PD), oggi viceministro dell’Economia e delle Finanze, giurava e spergiurava che mai si sarebbe fatto un governo col PDL?
Una presa di posizione la sua, di appena un mese e mezzo fa, che ritengo assolutamente sincera.
Solo che poi qualcuno deve avergli sussurrato all’orecchio: “Ma no, Stefano, guarda che è fattibile“. E lui: “Ah sì, è fattibile? Allora dai, sì, facciamolo”. E via, fatta! approverebbe Ferrazza, massimo esperto del settore.

Un’altra prova? Il continuo richiamo al “senso di responsabilità” da parte della politica, da Silvio Berlusconi a Enrico Letta, passando dal “via” del Presidente Napolitano. E’ che in pochi, tra i quali ovviamente il nostro Ferrazza, hanno veramente compreso che, nella nuova era, “responsabilità” è solo un sinonimo di “fattibilità”.  Responsabile è qualcosa che si può fare. Oppure all’inverso: è fattibile? Ma allora è responsabile! E via così.

Basta rileggersi la cronaca degli ultimi mesi per capire che alla politica, la fattibilità la imploravano a gran voce sia l’Europa che gli italiani tutti. Ed ecco qua: accontentati tutti. Sia l’Europa che gli italiani. Alla svolta epocale mancava solo l’imprimatur della società civile. Grazie a Ferrazza e al suo mentore Samorì, adesso non ci manca più neppure quello.

Intervista di Ferrazza a Repubblica

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *