Beneficenza, alibi per non sporcarsi le mani

Si posiziona tra l’11,1 e il 7,9% la forte caduta dei redditi medi delle famiglie modenesi nel 2011 rispetto al 2006 (a seconda della modalità di calcolo del reddito) e in nove anni i “severamente poveri” passano a livello provinciale da 21.000 a 59.000 unità – un aumento di quasi tre volte. Tra il 2006 e il 2012 aumenta la disuguaglianza tra ricchi e poveri e a risentirne sono soprattutto i giovani e gli stranieri.

Massimo Baldini
Massimo Baldini

«Sono alcuni dei primi e provvisori risultati emersi dall’indagine sulla condizione economica e sociale delle famiglie della provincia di Modena – ICESmo3 -, con riferimento all’evoluzione, nell’arco di un decennio degli indicatori standard di analisi e distribuzione del reddito. Risultati che danno la misura di alcuni effetti che la crisi, iniziata nel 2008, ha prodotto» ha spiegato Massimo Baldini, docente della Facoltà di Economia “Marco Biagi” di Modena e responsabile della ricerca, intervenuto al convegno “Una società impoverita, riflessioni per riorientare il welfare”, organizzato dall’Assessorato alle politiche sociali della Regione Emilia-Romagna in collaborazione con IRESS venerdì 11 ottobre.
Uno spazio per approfondire gli effetti dell’impoverimento, condividendo idee e prospettive fra istituzioni pubbliche, Terzo settore e mondo economico-produttivo, che si sono confrontati, all’interno di un percorso formativo-laboratoriale, sugli ambiti principali di lavoro: i beni alimentari e di prima necessità, l’indebitamento e gli stili di consumo e il sostegno all’abitare.

L’applauso più caloroso è arrivato a don Luigi Ciotti, che ha introdotto la mattinata: «Spendiamo le nostre energie per trasmettere speranza. C’è bisogno di più diritti e giustizia e meno solidarietà, che spesso si traduce in beneficenza e diventa un alibi per non sporcarsi le mani – continua don Ciotti -. Non possiamo costruire speranza se non partendo da chi è stato escluso. Oggi ci sono i nuovi poveri, meno attrezzati ad affrontare la povertà, spaventati e che si vergognano di chiedere aiuto, è per questo che c’è bisogno di una sussidiarietà circolare, orizzontale e verticale, che chieda alle istituzioni e allo stato di fare la propria parte, mentre noi facciamo la nostra, ma dobbiamo anche noi uscire dai nostri recinti, dagli specialismi in cui ci siamo rinchiusi».

(Immagine in evidenza: elaborazione grafica da uno scatto di guano via photopin cc)

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