Avanti un altro

Avanti un altro Presidente del Consiglio, che sembra uguale (il Consiglio) a quelli della Prima Repubblica a guida democristiana o meglio della sinistra democristiana. Si conferma la regola che se il centro sinistra vuole governare non può candidare come premier un politico dichiaratamente di sinistra.
Forse la fase di transizione per la quale si è adoperato Aldo Moro, che non si fidava della destra e che lavorava per una deriva democratica ed istituzionale dell’allora PCI, non si è conclusa almeno per buona parte degli italiani e dei politici che li rappresentano. La durata del Governo Letta e le cose che riuscirà a fare ci diranno a che punto siamo della visione di Moro. Al momento il PD appare come un partito mai nato ancora alla ricerca di una propria identità e di un proprio leader.
Da un altro punto di vista si rileva che la legge elettorale – fintamente maggioritaria – esaspera la necessità di trovare una coalizione dopo il voto in grado di esprimere un governo. In questo caso, poi, emerge il peggio delle storie delle relazioni tra politici. Per evitare tale spettacolo sarebbe bene che la permanenza in una carica elettiva non durasse più di 10 anni. Può sembrare paradossale ma se i criteri di scelta sono quelli dettati dal sistema comunicazionale garantiamoci almeno il ricambio e garantiamogli, al politico di turno, un’adeguata profilassi al virus contagioso del potere e la possibilità di rientrare in gioco dopo un necessario periodo di disintossicazione da trascorrere lavorando. Questo a tutti i livelli.

Abbiamo assistito in breve tempo a due gesti esemplari di amore intelligente apparentemente di segno opposto: uno di chi lascia, cioè Benedetto XVI e uno che, per le stesse ragioni, rimane ovvero Napolitano I. Ma questo sembra ancora non averci insegnato nulla. Purtroppo. Ciò che conta è la conservazione del proprio potere, ovviamente personale, riaffermare la propria posizione, contrastare con ogni mezzo quella degli altri. Niente di personale si dice, questa è la politica. La politica è ragionamento. Niente di più falso. Basta osservare l’uso del termine “nuovo”. Comunemente utilizzato come aggettivo, sulla bocca dei politici viene promosso a sostantivo. Ovviamente quando ciascuno parla di sé e non degli altri. Lo stesso vale per la parola “traditore”. Siamo abituati a pensare che ne esista uno all’interno di una moltitudine. Ora, invece, i traditori sono moltitudine. Tra l’altro sconosciuti e non organizzati. Questa è la forza del potere resistente individuale di cui al momento non conosciamo l’obiettivo anche perché non è stato nemmeno dichiarato.
Allora il fattore di differenziazione politica non andrebbe individuato tanto sull’asse della dichiarazione di appartenenza alla destra o alla sinistra quanto sull’asse autoreferenza/referenza. Con un sistema elettorale uninominale a doppio turno le comunità locali avrebbero la possibilità di scegliersi i politici da eleggere. Possibilmente quelli che sanno amare il loro Paese.

3 risposte a “Avanti un altro”

  1. Caro tennista, del PD parleremo più avanti, ma una precisazione va fatta sugli esempi positivi che ci indichi. I gesti sono positivi (dal punto di vista storico oggettivamente la decisione del Papa è decisamente più rilevante dell’altra) ma entrambi erano uomini di potere di professione e lo sono stati per sessant’anni.

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