Another one bites the Dast!

chimento-11From Dast (Istituto di design, arte, scienze e tecnica) to Dust: ecco una bella immagine per la polvere di stelle del paesello. Di questi giorni, infatti, la notizia che il progetto delle Ex-acciaierie viene abbandonato. La cronaca… di una morte annunciata del Tavolo di confronto creativo, comincia con il percorso partecipato (la partecipazione… grande utero passpartout della ipocrisia indigena), per naufragare nel 2010 su un’area da recuperare ridotta a un terzo, passando nel 2009 attraverso un concorso internazionale di idee (già archiviato nel 2010).

Sarebbe davvero molto educativo dal punto di vista civico seguire quella cronaca che, al diminuire dei mq. da riqualificare, vede mantenersi ben saldi i finanziamenti: dalle stelle alle stalle, dalle stalle allo stallatico.

Si parte nel gennaio 2007 con lʼidea di riqualificare 12.117 mq. in una “sede di studi, ricerca e sperimentazione dei linguaggi e delle pratiche della co-progettazione creativa in tutti gli ambiti della vita sociale, culturale e economica”. Alè, via e andare con il Dast (All together now!). L’idea piace tanto che in ottobre il progetto viene ridimensionato su un’area di 7.900 mq. e ribattezzato Dast 2 (La vendetta!). Nel 2008 si trovano 5 milioni di euro di finanziamento, come si dice in questi casi e per non fare gli sboroni, da parte del Comune di Modena (cioè dei geminiani). Con il concorso di idee pubblicato a luglio 2008, parte la fase del Dast 3 (Il ritorno dei morti viventi!): 60 i progetti arrivati, con 60.000 euro di premi per opere finite in un cassetto (Addio sogni di gloria). Nel 2010 è tanta la spinta a realizzare il progetto che l’area interessata si riduce notevolmente: 3.350 mq., per 5.350.000 euro.

Gli stakeholders (figura mitica dellʼinizio millennio: chi ha da guadagnarci qualcosa!), cominciano la fuga (Fuga per la vittoria). Il Dast (La Casa 1) diventa così Exfo (La Casa 2), una specie di Grande ammucchiata: in uno spazio che va sempre più restringendosi dovranno entrare i luoghi per la memoria delle ex Fonderie e del Lavoro, l’Associazione “Amici delle Fonderie”, la Galleria dei distretti industriali, la Fonderia delle Arti, l’Officina Emilia e il Laboratorio di disegno industriale, a cura dell’Università, uno spazio di uffici condivisi, la foresteria, oltre alla Finestra sul territorio e alla Piazza (Great Expectations): ci sarebbe forse anche lo spazio per spostarci la Ghirlandina (volete mettere le Due Torri).

Ad oggi nulla di tutto ciò è mai stato non diciamo, realizzato, ma neppure cominciato. Lʼarea sembra sempre più somigliare a un paesaggio da Ossi di seppia: Meriggiare pallido e assorto presso un rovente muro dʼorto… e i tra i “cocci aguzzi di bottiglia“ si riflettono anche tutte le altre opere pensate e mai realizzate della Giunta, tra le quali: l’ex AMCM (il salotto culturale di Modena…), la torre della discordia e la “postdamerplatz” à la modenese, la riprogettazione delle piazze – Roma, Mazzini e Matteotti – la porta di Gehry, la metrotramvia da 500 milioni di euro, presto tramontata anche nella versione “ripensiamoci“, la Piscina al Parco Ferrari, le case peep in via Cannizzaro, il campo di via Cesana, la palestra Virgin, il progetto di potabilizzare il Secchia, la riqualificazione dell’Errenord, di cui non si vede né il capo né la coda, vista anche la diatriba tra Esselunga e Coop per il centro commerciale.

Con un paio di decenni di ritardo, qualcuno si accorge che il paesello non è più unʼisola felice (Seconda stella a destra, questo è il cammino e poi dritto fino al mattino…); ci rimane solo il Triangolo della Crocetta (dove sembra che chi si perde, ritorni con le corna!), la maiala della tahilandia (a proposito chi lʼha presa in affido?), i viali con i parchimetri, il Novi Park vuoto e… Piazza Roma (che ne direste di mettere un balconcino… lì sulla sinistra…).

Non sarà che tutta sta partecipazione includeva solo gli amici (e gli amici degli amici) e adesso che bisognerebbe davvero collaborare con le forze vive e autonome della città, non le si trova più? A risolvere il problema, potrebbe pensarci la deputata Pini a cui si consiglia di costituire subito un Fronte Democratico Popolare per la libertà, la pace, il lavoro di Modena (naturalmente partecipato!).

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