1994: a Modena sei ventenni fanno una rivista Web senza il Web

“Forse tra non molto i posteri parleranno di Modena come della capitale telematica d’Italia”

(Il Resto del Carlino, 8 gennaio 1995)

Modena come la Silicon Valley? Non proprio. Nella bassa modenese possiamo vantare una piccola Casale California da non confondere però con la celebre valle californiana dove regnano le aziende tecnologiche come Google, Apple e Facebook. Eppure anche Modena può vantare un suo momento d’oro nell’evoluzione tecnologica e culturale portata dal Web. Era il 1994.

In marzo Berlusconi vince le elezioni, in aprile Kurt Cobain si spara in testa (i due eventi non sono collegati – o almeno non è mai stato dimostrato) e in luglio Baggio sbaglia un rigore decisivo ai mondiali. L’Olivetti produce il portatile Olivetti Echos P100d e nelle case di tutti i giovani italiani appassionati di programmazione e videogiochi c’è almeno un Commodore 64.

Internet in Italia non è ancora molto diffuso. O meglio: il Web. Perché, anche se ormai i termini vengono utilizzati come se fossero interscambiabili, si tratta di due cose diverse. Internet è l’intera struttura di cui il Web – nato grazie all’intuizione geniale dell’inglese Tim Berners-Lee – è solo una parte. Ed è quella dove siete ora: quella che un tempo erano semplicemente i siti internet e ora è diventata una ragnatela molto più complessa di siti, aggregatori, social network, applicazioni.

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Interattiva, elettronica, multimediale: nasce KULT

Nel 1994 in Italia il Web era cosa per pochi: qualche università, qualche nerd illuminato e appassionati di fantascienza, anche se nessuno di loro, nemmeno i più visionari e appassionati, poteva immaginare che cosa sarebbe diventata questa strana creatura solo qualche anno più tardi. Qualcosa di enorme, indefinibile – qualcosa che ormai diamo per scontata.

E’ in questo periodo che a Modena sei ragazzi ammalati di programmazione, di giochi di ruolo, fumetti e videogiochi, come impone lo stereotipo del nerd smanettone di computer – ma anche di discoteche, di cui erano frequentatori abituali – mettono su una rivista digitale.

“La rivista è nata perché eravamo un gruppo di persone con un sacco di interessi e volevamo scriverne. Dato che avevamo le capacità tecniche non abbiamo fatto una rivista cartacea ma abbiamo preferito provare a farne una elettronica: un ipertesto, con testi, grafica e musica. L’idea era di fare qualcosa che permettesse di interagire con amici, amici di amici e conoscenti di amici, con passioni in qualche modo collegate”.

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Si chiama KULT Underground. E’ fatta al computer, si legge al computer. Niente carta. Oggi è il presente. Ma ricordiamo che il presente, nel passato, è il futuro. E il 1994 era davvero un anno strano per mettersi in testa di fare una rivista digitale: “Internet era una cosa per pochi. Abbiamo iniziato con i dischetti per PC consegnati a mano in biblioteca e con il programma fatto girare sulle BBS” spiega Marco Giorgini, uno di quei giovani fondatori, oggi programmatore. “Varie fiere, interviste in radio o in tv, e le biblioteche. Una volta portammo dei computer anche a una festa in una discoteca di Carpi, per mostrare agli interessati cosa facevamo.”

Il Web a mano: la rivista viene portata di computer in computer tramite floppy

KULT nasce nell’ottobre del 1994 in una soffitta, e non in una garage come imporrebbe la mitologia delle start-up americane. Il gruppo iniziale è composto da: Marco Giorgini – all’epoca 23enne – Massimo Borri, Fabrizio Guicciardi, a cui si unirono anche Patrizia Peroli (unica ragazza del gruppo, come si può vedere nella foto), Federico Malavasi, Antonello Maria Giacobazzi, Gianluca Meassi, Alberto Monari, Davide Caocci.

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“I nostri genitori sapevano che stavamo facendo qualcosa di simile ad una rivista” continua Marco. “Non fosse altro per le notizie che apparivano sui quotidiani locali e per gli incontri periodici… Ma credo che avessero una idea un po’ incompleta del tutto”.

Sui giornali locali (ma non solo) la rivista fa notizia e iniziano a circolare titoli che celebrano questo piccolo successo modenese: “Il primo mensile cyberpunk”, “Un floppy da sfogliare”, “La rivista che parla e suona”. In breve la novità ottiene il successo e l’interessamento che merita, anche se forse non abbastanza. Marco e gli altri hanno avuto una grande idea, ma il problema è questo: l’hanno avuta troppo presto.

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“Una rivista digitale in un periodo in cui i computer erano poco diffusi e internet non c’era quasi da nessuna parte? Sì, troppo presto. Ma se fosse capitato dopo, avremmo dovuto avere un atteggiamento diverso. Fare adesso, con l’energia di allora, una rivista digitale, con la diffusione di tablet e smarphone, sarebbe tutt’altra cosa. Ma partire adesso vorrebbe dire fare cose in modo diverso – e non credo che sia più fattibile realizzare ora qualcosa che possa esserci ancora dopo quasi vent’anni – nel bene o nel male.”

Nei primi anni KULT, non essendoci ancora una vera e propria rete, la rivista viene diffusa soprattutto a mano tramite floppy-disk da copiare, passare, installare. Dopo il periodo pionieristico di “rivista web senza web” e l’intensa attività iniziale – la rivista digitale veniva diffusa anche nelle biblioteche della zona, grazie all’interessamento di Walter Martinelli, attuale responsabile del Servizio Biblioteche di Modena – KULT diventa uno dei tanti siti internet che iniziano ad apparire dal 1995 in poi.

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“Il web italiano si è evoluto e il nostro spazio è diventato uno di enne: le cose sono andate man mano normalizzandosi, per arrivare al 2005 quando, dopo un lento logoramento, la struttura si è disgregata, trasformandosi in quanto c’è ora, simile alla maggior parte delle realtà che conosco”.

La notizia però è che KULT Underground esiste ancora e dunque, in varie forme, è una delle più antiche riviste digitali italiane e probabilmente europee. Considerate che lo storico Punto Informatico è on line dal 1995, ed è dunque successivo alla rivista modenese.

What If…

Ma cosa sarebbe successo se KULT fosse nata all’estero, magari nella California vera, quella della Silicon Valley, e non quella della modenese Casale California?

“Beh, ce lo siamo sempre chiesti… Nelle favole direi che saremmo diventati tutti ricchi e famosi” risponde Marco. “Ma in realtà è difficile dirlo. Qui noi ci siamo sempre mossi con i piedi di piombo, per motivi legali e per un’ottica interna non sempre omogenea. Abbiamo sicuramente buttato via occasioni importanti. Ma io e altri avevamo già un lavoro che ci interessava e invecchiando le prospettive cambiano.”

“Se avessimo tutti avuto 18 anni alla partenza… Sì, credo che avremmo fatto un percorso diverso” continua Marco. “Forse, se fossimo stati negli USA, l’attitudine al cambiamento avrebbe compensato il discorso età. Ma va anche tenuto conto che eravamo amici che stavano facendo una cosa divertente che portava cosa interessanti. E che alla fine quello che abbiamo fatto è stato per una buona parte quello che ci sembrava corretto da fare. Amen per cosa non è stato”.

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Copertina del Time del luglio del 1994. Nel mese di ottobre sarebbe nata la prima versione di KULT Underground.

Qui si trova KULT Underground così com’è oggi: http://www.kultunderground.org/

Qui invece la casa editrice di ebook di KULT: http://www.kultvirtualpress.com/ anche questa arrivata “un po’ troppo presto”, on line dal febbraio del 1999, quando gli ebook erano fantascienza.

9 risposte a “1994: a Modena sei ventenni fanno una rivista Web senza il Web”

  1. Cavoli ragazzi! Che nostalgia…

    Non ho la data precisa ma Mi ricordo di quando siete venuti con l’idea di mettere il floppy online. Era il 1995. Questo il primo indirizzo.

    http://www.giramondo.com/~wkult (non cliccate non c’è più)

    All’inizio c’era solo la possibilità di downloadare il floppy.

    Poi, all’inizio del 1996, l’abbiamo spostato sotto Pianeta.
    http://goo.gl/2izqIi (questo link funziona..)

    Non ricordo se è è avvenuto nello stesso momento, ma avete presto fatto la versione per web. Questa è la prima indicizzata da web archive, solo nel 1999. Purtroppo non si riesce a navigare molto.
    http://goo.gl/zvyOZX

    Un caro saluto.

  2. era un periodo spettacolare. io per esempio in edicola “compravo internet”, su riviste come ZZap! o TheGamesMachine che avevano appunto i floppy e le fanzine (che belle che erano)

  3. Ancora prima, giusto 30 anni fa, nell’ottobre 1983, apparve in edicola “RUN”, la prima rivista su nastro per ZX Spectrum, inizialmente edita da Elettronica 2000, da cui successivamente si staccherà facendo nascere al suo posto Load’n’Run: le capacità multimediali degli home computer a 8 bit di allora erano certamente approssimative rispetto alle macchine arrivate solo qualche tempo dopo (Amiga su tutte), ma l’impianto della “rivista digitale” era già tutto lì.

    1. RUN è stata la prima rivista su cassetta ed era già edita da Aquarius Edizioni, una casa editrice fondata da Simone Majocchi e altri tre ragazzi apposta per l’iniziativa, Elettronica 2000 fece Load ‘n0 Run dopo aver scoperto che RUN era un successo editoriale. Prima di aver visto i numeri, non pensavano che avrebbe avuto molto futuro. Dopo che i numeri delle vendite sono stati comunicati dal distributore ai soliti “amici” si è scatenato il putiferio con una rapida invasione di cassette di software in edicola. Comunque RUN è stato effettivamente il primo esempio di multimediale interattivo su computer. Basta scaricare i Tape su un emulatore di ZX Spectrum per capire come era già parecchio avanti.

    2. La particolarità di questa rivista KULT però è che esiste ancora e non ha mai cessato di esistere. Ma sarebbe bello ricostruire la storie di TUTTE queste piccole realtà multimediali prima della nascita del web!

  4. Wow, che tempi! Io mi ricordo riviste cartacee come Video Game & Computer World (VG&CW), Micro & Personal Computer, mi sa ancora pioneristiche rispetto a The Games Machine (TGM) e un po’ meno commerciali, e poi Virtual e tante altre che parlavano del presente ma proiettate nel futuro: il 3d, la virtualità, le BBS, IL CD-ROM! Poi la rivoluzione: l’uscita su DOPPIO CD del gioco “The 7th Guest” e da allora il mondo non è stato più lo stesso, poi “internet” a 9.600 o addirittura 14.4Kbps poi 28k, poi 33.6k, poi 56K, guerre tra case per modem sempre più veloci e pc sempre più performanti, ma qui siamo già alla fine dei ’90. Sì, che nostalgia!!

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