1963: rivoluzione in Chiesa

frate_scatto_paoloUn vento impetuoso. Così mons. Giuseppe Amici, vescovo di Modena, definiva nella lettera pastorale del 1966 il rinnovamento portato dal concilio Vaticano II. Un rinnovamento autentico, un cambio di prospettiva che ha coinvolto tutti gli aspetti dell’essere Chiesa attiva. Mons. Paolo Losavio, classe 1934, vicario episcopale per il diaconato permanente, ministeri laicali e vita consacrata del’arcidiocesi di Modena-Nonantola, ha raccontato quegli anni (dal 1963 al 1970) di “speranza ed entusiasmo” in un intervento al Consiglio pastorale diocesano (ripreso dal settimanale Nostro Tempo): «Appartengo alla generazione – comincia mons. Losavio – che si è entusiasmata per il concilio, perché ha potuto sperimentare e apprezzare i cambiamenti che esso portava nella vita della chiesa. Che cosa voleva dire andare a messa, andare al catechismo, leggere la parola di Dio, partecipare da fedele laico alla vita della Chiesa e del mondo prima del concilio e dopo il concilio».

La diocesi assorbì il concilio soprattutto grazie ad una serie di iniziative sia sul piano dottrinale sia in quello operativo: «L’immediato post-concilio – spiega mons. Losavio – fu caratterizzato da un fiorire di iniziative per conoscere e accogliere il nuovo del concilio. Prima di tutto va ricordata la tre giorni del clero che a La Santona, a partire dal 1963 (quindi subito dopo la prima sessione) rappresenta il primo grosso tentativo rivolto al clero per approfondire i contenuti che il concilio stava proponendo». Tra i temi affrontati, il laicato, la liturgia, la Parola, il ministero dei presbiteri, la Chiesa locale, la Chiesa nel mondo, il rinnovamento della catechesi.

Nei fatti cosa successe? «Tra le tappe più significative – ricorda mons. Losavio – sono state la riforma liturgica; la scoperta della parola di Dio; l’istituzione della curia pastorale; la costituzione del Consiglio presbiterale; la costituzione del Consiglio pastorale diocesano; il Cabe (Commissione amministrativa dei Beni ecclesiastici, ndr.)… Intenso fu il lavoro per preparare e accompagnare la nuova liturgia iniziata il 7 marzo 1965: uno sforzo sia sul piano delle idee come su quello della realizzazione pratica compiuto in quegli anni… Suggello e momento culminante fu il congresso eucaristico, celebrato in molte parrocchie e in 17 congressi zonali e quindi a Modena il 25 settembre 1966, con un coinvolgimento capillare di tutta la diocesi. In secondo luogo ricordo come realtà viva di quegli anni la riscoperta della Scrittura: molteplici iniziative promosse soprattutto dall’Azione cattolica giovanile… In terzo luogo il decreto di mons. Amici di istituzione del Consiglio presbiterale porta la data del 21 novembre 1966».

Citando ancora una volta la lettera pastorale di mons. Amici, il vicario sottolinea anche le numerose difficoltà di quegli anni: «Se ci guardiamo attorno, dobbiamo constatare che nella situazione religiosa attuale, così carica di doveri e così ricca di promesse e di speranze, non mancano – pure all’interno della comunità cattolica – tensioni, inquietudini, difficoltà, disorientamenti, lacerazioni, che turbano dolorosamente la gioia e lo slancio di questo meraviglioso momento di primavera nella vita della chiesa e che potrebbero, se non superati per tempo e con saggezza, trasformare quest’ora di riforma interiore ed esterna in un’ora di smarrimento e di distruzione, compromettendo così tutta l’opera di rinnovamento avviata dal concilio». Tra i maggiori rischi evidenziati dall’allora vescovo, l’immobilismo e l’estremismo: «Chi interpreta il concilio in chiave di eversione, di rottura sistematica col passato, di rimessa in discussione e in dubbio di tutto il patrimonio dottrinale, morale, ascetico della Chiesa di ieri, si mette fuori strada e travisa la realtà conciliare».

Mons. Losavio chiude facendo un bilancio del concilio a Modena: «C’è chi ha scritto di “una sostanziale non recezione” del Vaticano II a Modena. Non condivido per nulla questo giudizio – spiega il vicario episcopale –. Gli anni che ho cercato di descrivere restano anni da non dimenticare nella storia delle diocesi di Modena, anni ricchi di impegno di cui le difficoltà successivamente incontrate non possono diminuire o oscurare il valore e il significato; anni di una chiesa viva, desiderosa di essere fedele a quello straordinario segno dei tempi che è stato il Vaticano II. Anni che comunque hanno inciso profondamente, dando un volto nuovo alla chiesa di Modena. Se noi ripensiamo ad essa prima del concilio e la confrontiamo con quella che abbiamo vissuto successivamente, sia pure con difficoltà e tensioni, non può non imporsi davanti a noi una chiesa in cui liturgia, parola di Dio, catechesi, senso di Chiesa e partecipazione, rapporto Chiesa-mondo, sono realtà profondamente mutate; in grande misura, nuove».

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