Brucia un impianto, in cenere i legami sociali

29 FOSSOLINel tardo pomeriggio di sabato 24 agosto a Fossoli di Carpi si è sviluppato un incendio di vaste dimensioni presso l’impianto dell’azienda Ca.Re, un centro di selezione e trattamento dei rifiuti da imballaggio provenienti dalla raccolta differenziata domestica e dai rifiuti speciali non pericolosi delle attività produttive che serve un bacino di 50 km di diametro, protendendosi sulle province di Modena, Reggio Emilia e Mantova. Una imponente nube nera, ben visibile sin dall’autostrada, ha spaventato gli abitanti del paese e ha attirato centinaia di curiosi sul posto. Nonostante l’intervento di Vigili del Fuoco, Protezione civile, Polizia municipale e Carabinieri – nonché di Arpa (Agenzia regionale di prevenzione e ambiente) ed Ausl che hanno avviato la verifica e il monitoraggio dei valori di inquinamento – le fiamme hanno attaccato i 3000mq di capannone causando l’inagibilità di gran parte dell’edificio e dei macchinari, con un danno di 5 milioni di euro.
IMG_4786Dopo una partecipatissima assemblea dei cittadini, proprio in questi giorni un nuovo video riporta l’incendio al centro delle cronache locali ma, al di là dei tentativi di strumentalizzare politicamente le responsabilità in gioco e le conseguenze reali o presunte dell’incendio, appare chiaro come disastri di questa portata abbiano ricadute pesanti su una popolazione già pesantemente colpita dal terremoto del maggio 2012.
Nella zona sono insediati, oltre all’impianto di Ca.Re, il compostaggio di Aimag, la piattaforma di trattamento dei RAEE di Tredcarpi, le attività di recupero degli inerti, l’acquedotto industriale di Aimag alimentato dalle acque reflue urbane adeguatamente depurate, le discariche con recupero di biogas per la produzione di energia. Un vero e proprio “distretto del recupero”, viene però da chiedersi quanto le istituzioni abbiano investito per far comprendere il valore delle proprie scelte strategiche – se così sono state – in termini di ambiente. Ma è chiaro che se i cittadini non si sentono consultati poi si ribellano.
La tensione e la paura causata dai recenti eventi geologici e ambientali, coesistono infatti con una forte asimmetria informativa, per cui i decisori pubblici sanno sempre più dei cittadini e lo sviluppo dell’uso dei social media è frutto della necessità di trovare canali diversi per far circolare le informazioni. Ma esiste anche un problema di controllo dell’informazione: la scienza non è mai neutrale e questo disorienta l’opinione pubblica che tende a cercarsi un po’ dove vuole le notizie a sostegno della propria posizione. Come è successo in questi giorni sui social network dove sono bastati alcuni click per incenerire il legame tra politici e cittadini.
IMG_4787Eppure, anche rispetto a progetti con un forte impatto sull’ambiente, possono esservi una serie di benefici sui quali gli amministratori devono investire e, ovviamente, informare. La comunità che si fa carico di un’opera importante per tutti – come un inceneritore, un impianto di smaltimento o una via di comunicazione – va risarcita. Non si tratta di un dare-avere – si sa che la salute non ha prezzo – ma di contrastare le disuguaglianze e aver cura del territorio e di chi lo abita. In termini, ad esempio, di qualità e costo della vita, ambienti e infrastrutture, tutela ambientale. L’incendio di Ca.Re pone questi piccoli agglomerati urbani sotto i riflettori: pochi sono gli spazi “pensati” a disposizione della gente, i parchi, le occasioni di aggregazione, mentre i nuovi quartieri residenziali rischiano di rimanere dei variopinti dormitori.
Forse più capacità progettuale e comunicativa e una maggiore reciprocità nel farsi carico delle cose aiuterebbe non solo il riciclo dei materiali ma anche il recupero degli spazi di socializzazione e la cura per la vita collettiva delle nostre città e frazioni.

 

 

Un banchiere a tutto campo

Si può essere banchiere anche senza avere il “pallino” di giocare alla roulette con i soldi dei risparmiatori. Si può essere banchiere ambulante spiegando alle persone che i soldi sono bene importante che hanno un valore in sé e possono assumere un valore ancora più importante se investiti nell’economia reale, nelle imprese attente ai lavoratori e allo sviluppo del territorio. Intervista a Massimo Rovatti, il nuovo banchiere ambulante “tutto campo” di Modena e Ferrara.

Musica: “An Awesome End” di Enemy Jack

Lucius Quinctius Cincinnatus se ci sei batti un colpo

Pensando alla storia recente del PD, e non potrebbe essere altrimenti data la sua giovane età, mi viene da pensare a Cincinnato.
Una certa storiografia racconta che Cincinnato fu chiamato per ben due volte a fare il dittatore nella Roma del 400 a.C. strappandolo dal lavoro dei campi quale ultima speranza per l’autorità del popolo romano. Cincinnato viene, appunto, ricordato quale esempio di buona direzione, di servizio al bene pubblico e di modestia. Lo stesso Dante lo cita per ben due volte nel Paradiso.
Un certo spirito di quel tempo lo ritroviamo ancora oggi nel popolo italico quando ripone la speranza che un sol uomo possa risolvergli i problemi del vivere quotidiano: Presidente delle Repubblica, Presidente del Consiglio, Segretario del Partito, solo per citare i casi più noti.
Ma le cose stanno veramente così? Per dare una strategia politica al PD sarà sufficiente dotarsi di un nuovo segretario? Ad onore del vero i Segretari del PD son durati, in media, veramente poco ma non per modestia e nemmeno perché hanno raggiunto l’obiettivo.
Da più parti si annuncia o si desidera la riorganizzazione/rifondazione del PD e si chiede a gran voce che democraticamente sia eletto un nuovo segretario giovane, forte, bello, simpatico e, perché no, donna. A dire il vero Cincinnato, si dice, aveva circa ottantanni quando venne chiamato a fare il dittatore, faceva l’agricoltore nonostante fosse dotato di cultura politica.

Fuori di metafora. Al Pd serve una leadership piuttosto che un leader anche se questo la può rappresentare, possibilmente al meglio, basata su un gruppo di persone che si relazionano fra di loro e con gli altri partiti animati da una sana amicizia civica. Il programma e il simbolo devono essere un tutt’uno con la leadership. Ma mi viene un dubbio. Come possiamo fidarci di coloro che in un sol boccone si sono mangiati presidenza della repubblica e segreteria del partito. Ancora oggi non è dato sapere chi ha remato contro anzi tutti gli interessati negano di averlo fatto. E questo è un buon motivo per trovare nuovi candidati al più presto. Forse il nuovo Cincinnato democratico va ricercato in un campo fuori dal recinto dell’attuale partito.

Tutti devono guadagnarci… in banca

Banca Etica cambia “banchiere ambulante” per Modena e Ferrara, con Massimo Rovatti che raccoglie il testimone da Fabrizio Prandi. Ma cos’è Banca Etica? Ce ne parla Paolo Contini, referente Git di Modena

 

Trasparenza, equità, bene comune. Sono queste le tre parole chiave di Banca Popolare Etica, l’unica banca che privilegia l’interesse collettivo. Sabato 28 settembre il Centro culturale F.L. Ferrari ospiterà alle 17 l’incontro di presentazione di Massimo Rovatti, nuovo “banchiere ambulante” per Modena e Ferrara. Rovatti raccoglierà il testimone da Fabrizio Prandi, alla presenza della vicepresidente di Banca Etica Anna Fasano.

Una finanza nuova. La diversità di Banca Etica nel panorama bancario italiano ed internazionale sta nel cambio di destinazione dei finanziamenti, mirata esclusivamente all’interesse collettivo, dalla cooperazione sociale alla cooperazione internazionale, dalla tutela dell’ambiente alla promozione della cultura, passando per le energie rinnovabili e l’agricoltura biologica. «La sintesi di tutti i principi di Banca Etica è racchiusa in tre valori: trasparenza, equità e ricerca del bene comune. – spiega Paolo Contini, referente Git (Gruppo di Iniziativa Territoriale) di Modena – La trasparenza risponde alla domanda: cos’è più sicuro? La risposta di Banca Etica è che la sicurezza, impossibile da raggiungere in modo assoluto, è legata ad una maggiore trasparenza. Per quanto riguarda l’equità, è necessario premettere che Banca Etica non fa beneficenza e che la banca deve continuare a fare la banca, non può snaturarsi. I tre soggetti coinvolti, risparmiatore, banca e soggetto finanziato, devono guadagnarci. Il punto è – continua Contini – che se tutti si accontentano è possibile raggiungere un’equa distribuzione della ricchezza e limitare disparità troppo accentuate. Ed arriviamo così al terzo valore su cui si fonda Banca Etica, ovvero la ricerca del bene comune. Il profitto non deve essere un principio ispiratore, ma una conseguenza dell’attività finanziaria svolta. Le finalità degli investimenti di Banca Etica non sono strettamente legate al profitto, ma piuttosto all’ambito sociale ed ambientale. Questo necessita un’analisi più attenta, non solo basata su garanzie economiche, ma su considerazioni più variegate». Leggasi: non basta una calcolatrice per decidere se un investimento migliora la vita di tutti.

Il socio non riceve, costruisce. Banca Etica ha mosso i primi passi in Veneto e si è costituita l’8 marzo del 1999 per rispondere alle esigenze del terzo settore, quei soggetti definiti non bancabili, ad alto rischio, che nella maggior parte dei casi non ricevevano finanziamenti. «In Banca Etica – precisa Contini – il risparmio ha un’utilità sociale. Se compro dell’oro, il mio investimento non ha ricadute positive sulla società, mentre se contribuisco a finanziare un progetto di cooperazione sociale il mio risparmio, attraverso la banca, migliora la vita della comunità. Così si fa ripartire l’economia, non comprando un’auto al mese. In Banca Etica è diverso anche il ruolo del socio, che non è colui che riceve i dividendi, ma colui che partecipa alla costruzione della banca, perché ogni opinione viene ascoltata e valutata».

I numeri di Banca Etica. Nata su iniziativa di un gruppo di 20 soci fondatori, Banca Etica opera oggi su tutto il territorio nazionale con 17 filiali e una rete di “banchieri ambulanti”, offrendo ai propri clienti una gamma di prodotti e servizi che permettono una completa operatività bancaria (libretti di risparmio, conti correnti, bancomat, carte di credito, obbligazioni, mutui prima casa, prestiti personali, fondi d’investimento etici). Il capitale sociale di Banca Etica ammonta a quasi 46 milioni di euro, conferito da 38 mila soci. Sono circa 7 mila i progetti finanziati, per un totale di 770 milioni di euro, nei quattro principali ambiti di intervento: cooperazione sociale, cooperazione internazionale, ambiente, cultura e società civile. Nelle province di Modena e Ferrara Banca Etica conta 892 soci, che conferiscono un capitale sociale pari a 960 mila euro, come valore nominale (635 mila euro il capitale sociale nella sola Modena), mentre sono attivi finanziamenti alle imprese sociali per un valore complessivo di 6,5 milioni di euro ed alle persone fisiche per 800 mila euro.

Ma la notte no! Sentinelle di una nuova umanità

Il 29 settembre Modena ospiterà il settimo Meeting missionario regionale. Interverranno Cecilia Camellini, Elena Conforto, Efrem Tresoldi e John Mpaliza.

Ci sono alcune esperienze di vita che divengono testimonianza per gli altri, che, come “sentinelle”, illuminano il cammino e fanno strada. E’ a loro che è dedicato il settimo Meeting Missionario regionale che per la prima volta sarà ospitato da Modena. “Ma la notte no… Sentinelle di una nuova umanità”: questo il titolo dell’appuntamento che si terrà presso la chiesa di Gesù Redentore domenica 29 settembre dalle 9 alle 18. Organizzato dal Coordinamento regionale centri missionari diocesani, il Meeting rappresenta un unicum nel panorama nazionale. A parlarcene è Francesco Panigadi, responsabile del Centro missionario della diocesi di Modena-Nonantola.

Francesco, perchè Modena?
Le diocesi dell’Emilia Romagna si sono alternate nell’organizzazione del Meeting e Modena non l’aveva mai ospitato. Due anni fa abbiamo supportato Bologna nell’organizzazione e quando è stato il momento di raccoglierne il testimone quella di Modena è stata una scelta quasi automatica.


diversi come noiA chi è rivolto? Raccontaci come si svilupperà la giornata.

Il meeting è la festa della missione, la festa di tutti coloro che accettano la sfida del futuro e si rivolge in particolare a giovani e famiglie.
Crediamo possa essere un bel momento di incontro per tutte le realtà ecclesiali e non che si occupano di missione, di sud del mondo e più in generale di tutti “i sud del mondo”.
La mattina del meeting sarà dedicata alla riflessione con la tavola rotonda durante la quale i testimoni racconteranno la loro esperienza.
Il pomeriggio, invece, dopo il pranzo equo e solidale preparato dalla Cooperativa Oltremare, avremo un’ampia scelta di eventi: dalla sfilata di moda con gli abiti usati di Porta Aperta al reading sulle donne d’Africa, dalla presentazione di libri alla musica africana, dai banchetti alle testimonianze, dai video alle mostre fotografiche (qui programma completo).
Al centro c’è la volontà di proclamare la speranza in un momento di crisi globale e complessa (la notte!): crisi economica, sociale, ecologica, etica, ecclesiale… per di più crisi che abbraccia il mondo intero, come le ultime vicende stanno evidenziando, ma che ha il suo epicentro proprio nell’Occidente “cristiano”.
A fronte della crisi e della conseguente caduta di speranza, ci sono le “sentinelle di una nuova umanità”, che ci danno coraggio e ci indicano strade da percorrere insieme.

Chi sono le “sentinelle” che interverranno nel corso del Meeting?
Avevamo individuato alcune categorie di “sentinelle di una nuova umanità”, con i rispettivi “rappresentanti”: i missionari del dialogo temerario e fiducioso (il gesuita padre Paolo Dall’Oglio, da luglio scorso rapito in Siria); i giovani che vivono le difficoltà come opportunità (la campionessa modenese del nuoto paralimpico, Cecilia Camellini); le donne che curano le “ferite del mondo” (Elena Conforto, missionaria saveriana in Brasile); gli immigrati che si fanno portatori di nuove prospettive (John Mpaliza, ingegnere che da anni lotta per denunciare il dramma del suo paese d’origine, il Congo) e i “fautori della riconciliazione nella verità e nella giustizia” (P. Efrem Tresoldi, comboniano e direttore di Nigrizia).
Purtroppo padre Paolo non potrà essere presente però abbiamo deciso di non sostituirlo nel programma, anche per non chiudere la porta al miracolo! Lo ricorderemo all’inizio della giornata e soprattutto nella preghiera del mattino, per porre l’accento sulla sua forte testimonianza di impegno per il dialogo per la pace fra popoli, culture e religioni.

Lo stile di vita missionario ha sempre attirato a sé tanti giovani. E’ ancora così?
In passato era così ora molto meno… Mi capita spesso di andare nelle scuole a parlare di missionarietà e mi rendo sempre più conto di quanto oggi sia una realtà poco conosciuta… molti ragazzi non sanno nemmeno chi è e cosa fa un missionario. I giovani che comunque si avvicinano a questo mondo penso lo facciano perchè riconoscono nei missionari dei testimoni veri, uomini e donne che tentano di vivere in modo pieno il Vangelo, donandosi agli altri anche a costo di lasciare tutto. Per usare le parole di papa Francesco credo che i missionari siano davvero coloro che sono sempre stati lontani dai giochi di potere e dal carrierismo per scegliere le periferie, i più poveri e abbandonati. Una radicalità forse non facile da seguire ma senz’altro molto coerente con il Vangelo e per questo attraente.

Cosa significa per te essere missionari oggi?
Nel titolo del Meeting compare la parola “sentinelle”: sono coloro a cui viene assegnato un territorio da controllare, da osservare, per accorgersi come vanno le cose. I missionari oggi devono essere prima di tutto questo: incarnarsi in un luogo, in un territorio; essere parte delle gioie, delle speranze, delle sofferenze del popolo che li accoglie. La missione oggi è senz’altro “stare con” più che fare. Ricordo le parole di un giovane che abbiamo incontrato pochi mesi fa, missionario in Ciad, un territorio in cui il 95% della popolazione è musulmana: “Il dialogo parte dalla vita, dall’incontro con il vicino di casa, dalla spesa al mercato; io cerco di essere un buon cristiano in mezzo ai musulmani e spero che questo aiuti l
IMG_0761oro ad essere buoni musulmani”.

Papa Francesco, nel suo messaggio per la Giornata delle missioni, ha ricordato come la missionarietà non sia solo una questione di territori geografici e come i confini della fede non attraversino solo luoghi e tradizioni umane, ma il cuore di ciascun uomo e di ciascuna donna. Come combinare spirito missionario e quotidianità?
Facendosi testimoni del Vangelo, con cuore aperto e prestando attenzione agli altri, prendendosene cura, nei momenti belli e nella sofferenza. Si può essere missionari ovunque, senza l’apprensione di voler convertire per forza ma semplicemente percorrendo un cammino insieme all’altro, all’ultimo.
A tal proposito, come Centro missionario organizziamo ogni anno “ElMismo” un percorso spirituale sulla missionarietà durante il quale ascoltiamo testimonianze di vita con gli ultimi, nel nostro territorio come dal sud del mondo. Il primo appuntamento è in programma l’ultimo weekend di ottobre, 26 e 27 ottobre.

Quanti sono i missionari modenesi nel mondo? Quali iniziative avete in programma per il prossimo ottobre missionario?
Sono circa 50 i missionari modenesi ancora operativi lontano da casa. Per quanto riguarda l’ottobre missionario organizzeremo vari incontri in diverse parrocchie con i cinquanta giovani della diocesi che quest’estate hanno fatto esperienze missionarie in Etiopia, Madagascar, Paraguay, Albania, Kenya, Tanzania, Colombia ed Ecuador.

 

Keep calm and vote the Kanzlerin

cduNessuna sorpresa, il capo resta Lei. Oggi 62 milioni di cittadini tedeschi sono stati chiamati al voto e, per la terza volta consecutiva, hanno affidato il mandato di Kanzlerin della Repubblica Federale Tedesca ad Angela Merkel.
Problemi e scandali degli ultimi otto anni di governo, avvenuti dentro e fuori i confini nazionali, non sono riusciti a intaccare la reputazione del Premier uscente agli occhi del suo elettorato. Motivo di tale successo, oltre che nelle doti personali della “Cancelliera”, risiede nella comunicazione, da molti considerata demagogica, che il CDU ha tessuto con pazienza e perseveranza intorno alla figura fisica e mediatica della Merkel.
Negli ultimi vent’anni infatti Angela è passata dall’essere “la ragazza” (die Mädchen) designata da Kohln come sua legittima erede nel Partito, ad essere “la madre” (die Mutti) del popolo tedesco che in seno a lei ritrova sicurezza orgoglio prima sconosciuti.


cdu2The show must go on
. L’espressione “ci pensa Angie” è ormai entrata a far parte del linguaggio corrente. I suoi completi colorati ma austeri, il taglio di capelli unisex e la sua gestualità, a lungo considerati non sufficientemente appealing, si sono affermati oggi come un vero e proprio Brand. Prova ne è stato l’evento di chiusura della campagna del CDU tenutosi alla vigilia delle elezioni presso il Tempodrom di Berlino. Qui Angie ha parlato davanti a quasi 4.000 tifosi, i quali, rispettando le pause dell’oratoria Merkeliana, hanno contribuito a coreografare lo spettacolo con cartelli preparati ad hoc.

Nonostante tutto la Merkel piace. In molti si chiedono come questo sia possibile in un Paese dove, il salario minimo non è previsto, i contratti atipici aumentano e i contributi previdenziali diminuiscono. Gli effetti collaterali del così detto Sistema tedesco non sono un segreto per nessuno, ma neanche questo ostacola la campagna di Angie che, forte di slogan universali quali “Un’economia Forte”, “Un lavoro sicuro” e “Finanze solide”, “Di più per le famiglie”, riesce a posizionarsi con successo rispetto alla concorrenza e a guadagnarsi così la fedeltà degli elettori.

Europa über alles. La crisi europea è stata il centro della politica estera di Angela Merkel durante lo scorso mandato e Madame Non ci tiene a ricordarlo a chiunque sia all’ascolto. «Non può esistere una Germania forte se l’Europa non ritrova la perduta stabilità economica» e anche qui la retorica elettorale si fa sentire. «Quando in Grecia dimostrano contro l’Austerity, non mi dispiaccio – dice –. Io che ho vissuto la DDR in prima persona do grande importanza alla libertà di espressione, religione e movimento che l’Europa di oggi consente a tutti noi». E gli applausi non si fanno aspettare interrotti solo dalle note patriottiche dell’inno nazionale tedesco.

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“No candidates were disqualified or imprisoned on pretexts. No one will be exiled or shot. All parties accept the process and the verdict. That we take all this for granted is, in itself, extraordinarily heartening. Glückwunsch, Deutschland”

Non tutto era stato previsto. A superare la soglia di sbarramento del 5% necessaria per entrare nel Bundestag sono il CDU/CSU con il 41,5%, l’SPD con il 25,7%, Linke con l’8,6% e i Grüne con 8,4% dei voti. Grandi esclusi i Liberali dell’FPD con solo il 4,8% delle preferenze e i Pirati con il 2,2%. Durante gli scrutini non pochi hanno tirato un sospiro di sollievo quando la corsa del AFD, il partito antieuropeista, si è fermata a quota 4,7%.
Numeri alla mano è già tempo di strategie e congetture: con chi governerà Angie?
Le ipotesi che prevedono l’avvento di una Grande Coalizione con l’SPD non sono poche ma anche i verdi potrebbero rivelarsi un possibile alleato per l’Unione. In meno invece avanzano l’ipotesi di una coalizione Rosso-Rosso-Verde orientata a sinistra.
Quel che è certo e che domani gli slogan della campagna lasceranno spazio ad azioni concrete per dare al Paese un nuovo governo. Intanto, come scrive Daniel Hannan sulle pagine del Telegraph: «Nessuno dei candidati è stato squalificato o incarcerato con pretesti. Nessuno verrà esiliato o fucilato. Tutti I partiti accettano il processo come il verdetto. Il fatto che si dia tutto questo per scontato è, di per sé, straordinariamente confortante. Congratulazioni Germania».

L’amore contro la crisi

In media, il 70% di tempo di vita di un essere umano adulto è speso nell’attività economica, nel lavoro. Ne consegue che, anche se si tratta di universi apparentemente non comunicanti, è impossibile non declinare il tema dell’amore nella categoria dell’economia. E il professor Stefano Zamagni con la lezione magistrale “Ha l’amore uno spazio in economia?” al Festival Filosofia ci ha spiegato perché.

«La lingua greca ha tre parole per dire amore: eros, philia, agape. Esse descrivono tre dimensioni che sono in una relazione moltiplicativa, non additiva: non è possibile sostituire una all’altra – ha spiegato Zamagni –. All’inizio della modernità, è avvenuta una separazione netta tra queste tre dimensioni e si è affermata l’idea che in economia l’unica dimensione ammissibile sia quella dell’eros inteso come passione dell’avere, che nelle declinazioni successive si tradurrà in avarizia, avidità».

Philip Wicksteed nel 1901 afferma la necessità per l’economista di applicare il non-tuismo: la controparte in una transazione economica, il tu, colui con cui mi interfaccio, non rileva perché ciò che conta è il raggiungimento del proprio interesse personale. Business is business.

Quali effetti devastanti provoca l’eliminazione dell’amore nella sua declinazione di agape e philia in economia? La cosiddetta ideologia degli incentivi ce li mostra: «prima di tutto dobbiamo domandarci come ha fatto questa ideologia a diventare cultura popolare, considerando che fino a 60 anni fa la parola incentivo non esisteva in economia – si interroga Zamagni –. Se dal discorso economico elimino la philia e l’agape, per ottenere da te, lavoratore, qualcosa, ti devo dare l’incentivo, termine, importante ricordarlo, che deriva dal latino “incidere” che voleva dire cantare, incantare».

Questa crisi economica è figlia dell’ideologia dell’incentivo, la cui logica è difendere la democrazia politica sacrificando la democrazia economica.
«Noi economisti sbagliamo perché facciamo credere alla gente che la felicità coincida con l’utilità – sostiene Zamagni –. La felicità invece è legata alla relazione».
Già Aristotele diceva che non si può essere felici da soli, concetto che vediamo ben espresso in Robinson Crusoe.

«Dante nel quattordicesimo canto del Purgatorio nel dialogo con Virgilio si chiede come è possibile che un bene quanto più viene condiviso quanto più aumenta. Dalla risposta di Virgilio si evince che la virtù più viene praticata più aumenta. E la stessa cosa, se ci pensate, vale per l’amicizia. Se vogliamo che le cose cambino, dobbiamo cambiare l’assetto istituzionale, rendere pluralistico il mercato la cui economia non è solo quella capitalistica – conclude il professor Zamagni –. Dobbiamo consentire a tipi diversi di impresa di operare fianco a fianco e rimettere in gioco la parola “fraternità”, che oggi è stata sostituita dalla parola “solidarietà”, che non è la stessa cosa».

Immagine di copertina: elaborazione grafica da un fotogramma da “L’infanzia di Ivan” di Andrej Tarkovskij.

Eros e Polis

filo1Cosa va cercando chi partecipa al Festival della filosofia? Un aggregatore sociale, ma anche l’occasione per ridefinire un’etica della politica

A Modena la filosofia scende di nuovo in piazza, portando avanti la tradizione delle dodici edizioni precedenti con risultati da record, e riconfermandosi grande iniziativa di pedagogia pubblica e di comunicazione moderna dei saperi, oltre che un prezioso strumento per la valorizzazione del territorio.
«Tre giorni che riempono la città. Il Festival risponde alla voglia di pensare» afferma Alda Baldaccini, segretario della Fondazione San Carlo.

Festival Filosofia coinvolge e rivitalizza tre città: le piazze, le location dei centri storici e la partecipazione attiva della cittadinanza rendono Modena, Carpi e Sassuolo personaggi primari.
Nondimeno la manifestazione si distingue per la scelta dei temi proposti. Questa del 2013 è stata l’edizione dell’amare. Il direttore scientifico Michelina Borsari precisa: «amare, non amore. Amare interessa in quanto implica una relazione, anche con la polis. Amare connette. O non connette e ci lascia da soli».
In questo caso specifico, viene da dire che amare connette, eccome. Il pubblico del festival riempe le piazze e le strade come una polis possibile,innervata di philia e con cittadini di tutte le età, luogo di ricerca a misura d’uomo.
Philosophia ed Eros sono connaturati similmente, legati dall’idea di ricerca. La prima ha la sua radice etimologica nella ricerca del sapere, il secondo invece è figlio dell’Indigenza e dell’Espediente.

filo4Cosa va cercando chi partecipa al Festival della filosofia?

Tommaso, 20 anni, studente, ci dice che apprezza vedere la Filosofia assumere un ruolo di aggregazione sociale; auspica che possa servire a ridefinire un’etica della politica. Anche Laura, studentessa di 26 anni, vede nella filosofia un possibile veicolo di moralità e di insegnamento per la politica.
Franco nota invece come la filosofia attualmente si sia aperta agli spazi e alle tematiche sociali, ma che viene anche interrogata come qualche cosa di terapeutico, anche se spesso questi tentativi inesorabilmente naufragano: «Come avviene per la fisica, anche quando si indaga il pensiero umano o si assume un ruolo educativo, bisogna fare i conti con il problema dell’intrusione, con il pericolo di alterare il dato durante l’osservazione di un fenomeno. Ci si rifugia allora nella speculazione».
Filippo, 28 anni dal Festival porterà con se’ una frase di Gramellini: «Chi ama è la persona più dignitosa di questo mondo».

L’amare che si sparge nelle città assume forme diverse, si declina talvolta nella simmetria di esperienze transitive vissute nell’apertura verso l’Altro, talvolta si declina invece in forme intransitive e senza reciprocità, in cui le oscillazioni di Eros lasciano l’animo in balia di passioni inappagate e di fantasmi.
Quello che si va cercando sono forse nuove grammatiche amorose, di condivisione, di valori e quadri culturali che consentano agli individui di relazionarsi in un tempo in cui si susseguono velocemente rivoluzioni scientifiche e tecnologiche ma anche politiche e sociali. La filosofia può forse fornirci la rete di simboli a cui aggrapparsi per orientarci in una realtà profondamente mutata, e così velocemente.
Massimo Cacciari, che abbiamo incontrato sulle strade del Festival, «c’è bisogno di pensare, questi sono segnali positivi. La voglia di partecipare a queste manifestazioni dà qualche filo di speranza».

(Foto di Laura Zanazzo)

C’è Poesia tra noi

Con più di 25mila visitatori all’edizione 2012, il Poesia Festival conferma di essere diventato un evento ormai maturo e consolidato sul nostro territorio e non solo. In attesa di partecipare alla sua nona edizione (19-22 settembre 2013), abbiamo chiesto alla direttrice della manifestazione Alessandra Anderlini qual è il segreto del successo di questa iniziativa che nonostante la crisi, continua a garantire un programma di qualità, offrendo eventi gratuiti di livello.
«Abbiamo partner ormai storici che ci sostengono e che non finiremo mai di ringraziare, come la Fondazione di Vignola, la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e aziende come Hera, Coop e Gruppo Cremonini – esordisce Anderlini -. C’è da dire poi che la formula “diffusa” di Poesia Festival aiuta il contenimento dei costi, perché, specie per quanto riguarda le spese generali del festival, queste ricadono su più enti, con un impegno sostenibile per ognuno di essi. Infine, abbiamo spostato sempre più la diffusione e la comunicazione sul web, dove siamo ben presenti e otteniamo riscontri importanti».

Quali sono le principali novità di questa nona edizione?
Il format del festival è già molto consolidato, ma al suo interno le proposte cambiano molto di anno in anno. In particolare, in questa nona edizione abbiamo come ospiti stranieri due poeti autorevoli come il tedesco Durs Grünbein e l’inglese Tony Harrison e ci onora moltissimo poterli presentare al nostro pubblico. Inoltre, la poesia tedesca avrà un ruolo da protagonista, visto che saranno con noi anche due autrici berlinesi, Marion Poschmann e Ann Cotten, accompagnate da una bravissima studiosa di poesia e traduttrice dall’italiano, Theresia Prammer. Poi, insieme alla consolidata compresenza di incontri con poeti stranieri e italiani di alto livello e spettacoli con noti interpreti, quest’anno si è allargato lo spazio riservato a bambini e ragazzi, con una proposta più ampia e di grande qualità.

Dal primo anno ad oggi, la vocazione inclusiva del festival è sempre rimasta la stessa. Il pubblico è trasversale, sia per quanto riguarda l’anagrafe che per quanto riguarda gli interessi…
Abbiamo sicuramente notato una crescita sempre più forte degli incontri con i poeti, e questo ci conforta sul funzionamento della formula mista tra incontri letterari e momenti in cui la poesia va in scena con il contributo sempre prezioso di attori, musicisti e artisti che contribuiscono a rendere accessibile, interessante e bella la manifestazione.

L’esperienza del concorso Under 29, riservato agli inediti di giovani autori e che quest’anno ha visto una partecipazione davvero altissima, con 434 iscritti e più di 1.100 poesie inviate, ci dice chiaramente che i giovani che scrivono poesia sono tanti.
Sì, e lo fanno in modi diversi e con intenzioni differenti: la giuria ha riconosciuto voci in via di maturazione, con un retroterra di letture e riflessioni riscontrabili, altre voci promettenti ma bisognose di lavoro, e tanta scrittura spontanea, che non chiede altro che essere espressione di chi la fa. Certamente emerge un filo rosso neanche troppo sottile dai componimenti, cioè la difficoltà di stare in un mondo percepito come ostile. Come direttrice di un festival di poesia, auspico che a questi giovani possano dischiudersi tutte le meraviglie di questo genere letterario.

poesE a proposito di giovani poeti, abbiamo incontrato due ospiti della rassegna “Anteprima” di quest’anno a cui abbiamo chiesto cosa ne pensano di questa manifestazione che si sta ritagliando uno spazio importante nel panorama dei festival italiani
«Sono convinto che, nel mondo di oggi, non solo sia necessario impegnarsi nel lavoro personale di creazione, ma si sia in qualche modo costretti ad un lavoro militante, sul territorio, di diffusione della cultura – afferma Tommaso Di Dio, classe 1982, scrittore, si occupa di poesia e di teatro non solo dal punto di vista della scrittura, ma anche in figura di organizzatore culturale, impegnato, insieme alla poetessa Alessandra Frison, nella diffusione della poesia dei più giovani -. Sempre più la possibilità di avere un’esperienza di confronto diretto con l’arte (sia essa poetica o no) sta scomparendo, divorata dalle logiche del mercato dilagante che riducono il fatto culturale a ciò che si può vendere, a ciò che soltanto può – secondo il canone dittatoriale del consumismo – trovare una facile e immediata diffusione. Si staglia così una nuova forma di povertà, tutt’altro che virtuosa, sempre più diffusa e sempre più depauperante: ogni cosa che non è riducibile non trova spazio nell’informazione e, dunque, nelle reali possibilità di incontro di chi vive la vita di tutti i giorni. Il lavoro che svolgono i festival di poesia e di letteratura (e in particolare il “Poesia festival” di Modena) è a questo proposito di notevole importanza. Essi cercano di riportare alla presenza del territorio una miriade di esperienze (nazionali e internazionali) che non trovano altri mezzi per essere diffuse e incontrate: essi sono occasioni, in senso forte, attraverso le quali chi vive in un luogo può prendere coscienza delle possibilità di espressione della vita che, altrimenti, le sarebbero per sempre precluse. Sono una ricchezza, di cui, sempre più, stiamo dimenticando la necessità».

«Da anni seguivo le iniziative del Poesia Festival, partecipando (in un paio d’occasioni) anche al concorso giovanile. Quest’anno, complice un amico e giovane poeta di vaglia come Marco Bini, per la prima volta siederò dall’altra parte del tavolo» ci racconta Massimiliano Aravecchia, classe 1983, l’unico giovane poeta modenese ospite della rassegna “Anteprima”, che il 18 settembre a Spilamberto presenterà “La Valigia e il nome”, il suo primo libro, uscito per l’editrice “L’Arcolaio” nel novembre 2012 – Per l’Anteprima del Festival sono passate negli ultimi anni alcune delle voci più interessanti della giovane poesia italiana; il pensiero di farne parte anch’io mi fa – come si suol dire – tremar le vene ai polsi. Tanto più che si tratta della prima uscita pubblica de “La Valigia e il nome”, librino che mi ha già procurato alcune piacevoli attenzioni (menzione di merito al premio Marazza 2013, finalista al Camaiore “Nuova Proposta” e menzione al premio “Montano” della rivista Anterem). I criteri anagrafici o quelli geografici hanno sempre avuto ai miei occhi un peso risibile ed il fatto di essere l’unico giovane modenese di questa “Anteprima” poetica non mi provoca particolari emozioni; il Poesia Festival – prosegue Aravecchia – rappresenta del resto un luogo in cui diverse lingue poetiche si mescolano fecondamente. Mi pare anzi che questi pochi giorni di poesia ed eventi che ormai da anni contraddistinguono questa parte di provincia realizzino così un luogo in cui – citando alla meglio un’ottava di Emilio Rentocchini – “nessuno può sentirsi forestiero”.