Dire semplicemente la verità

L’umiltà è soprattutto una qualità dell’attenzione
(Simone Weil).

A sei mesi dal sisma che ha colpito il mio territorio ci sono due verità: la prima è fatta di schede Aedes e della inevitabile compilazione di montagne di burocrazia per dimostrare ciò che è assolutamente evidente; è fatta di ordinanze e sopralluoghi, di banche e imprese edili. La seconda è fatta di persone rese fragili da una situazione inaspettata di precarietà esistenziale: la conta di suicidi, tentati suicidi e patologie correlabili al trauma, parlano da soli. A questi vanno aggiunti i nostri anziani che si sono lasciati morire con la consapevolezza di non avere di fronte a sé il tempo necessario per riscattarsi.

Eccole le due verità. Vanno dette entrambe, non solo una. E va fermato immediatamente il circuito della tristezza. Lo si deve fare dando buone notizie, non certo con una comunicazione dell’ottimismo pianificata a tavolino. Faccio un esempio: vedere i bambini felici inaugurare le loro nuove scuole liberando in cielo centinaia di palloncini colorati è comunicazione dell’ottimismo. Dire che tutto va bene e ce la facciamo da soli è informazione che avvilisce, non aiuta.

Cambiare il clima psicologico quindi è la priorità, a livello locale e nazionale, dicendo come stanno le cose veramente e mettendo in campo soluzioni immediate per chi è più in difficoltà.

L’area nord di Modena così ferita è la metafora più evidente di un’Italia già da tempo ammalata.

In Italia la pesante crisi economica è stato il terremoto. Ci ha fatto prendere coscienza di una realtà che non c’era. I ristoranti pieni, le feste, l’opulenza e l’ingordigia di pochi (troppi). Monti, con la sua autorevolezza in Europa, è stato uno schiaffo in faccia di verità. Tanto duro quanto necessario. Ma alcuni membri del suo Governo hanno mostrato un limite, cioè quello di accompagnare questo schiaffo con un gesto di saccenza (la superiorità del tecnico): di qua noi che sappiamo ciò che facciamo, di là voi che ne subite le scelte. Marcando ancora una volta la frattura già evidente tra chi non ha bisogno di salvarsi e chi è con l’acqua alla gola.

Ciò che serve oggi è verità accompagnata da umiltà, non da presunzione. Non ci si può più permettere di comunicare distanza tra chi compie le scelte e chi quelle scelte le deve sopravvivere.

Credo che l’unica strada possibile sia quella della liberazione dai personalismi, dal divismo e dall’egoismo che hanno caratterizzato un tempo troppo lungo. Oggi, se vogliamo uscire dalla fragilità e dalla povertà, occorre intraprendere definitivamente la via di una comunicazione più umile della verità.

Una risposta a “Dire semplicemente la verità”

  1. Quindi la politica dovrebbe ispirarsi massimamente alla virtù dell’umiltà, operare nel tempo e nel modo opportuni, poi rendersi invisibile. In altri termini, il politico, dovrebbe essere dotato di una ottima capacità operativa ed allo stesso tempo essere tanto umile da non farsi notare, come l’altra faccia della luna; tuttavia si assiste alla folle lotta a chi più e meglio appare sulla scena sociale, sul pulpito mediatico, mente sarebbe più edificante ritirarsi in disparte e porsi nella posizione migliore per gustare il risultato delle opere “politiche”, le quali, sia ben chiaro, cambiano con il cambiare delle esigenze umane; quindi la politica sarebbe a tutti gli effetti un cantiere sempre aperto con tanti archi finiti e tante centine montate a costruire nuove archi-tetture, perchè la storia è proiettata nel futuro.
    Grazie per il brillante intreccio fra verità, architettura, politica, umiltà quali elementi per la ricetta della buona informazione.

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