L’amicizia logora chi non ce l’ha

Da un po’ di tempo trovo insoddisfacenti le analisi sulla situazione politica italiana attuale. I riferimenti alla necessità di riforme strutturali sono in buona parte condivisibili tuttavia sento che manca ancora qualcosa. Ad un certo punto mi sono chiesto: quanta amicizia c’è nelle relazioni all’interno del Parlamento? Tra i partiti? All’interno di uno stesso partito? A scanso di equivoci non sto pensando all’amicizia interpersonale ma a quella civica che ha un impatto forte nelle relazioni sociali.

Che ci sia qualcosa che non funziona non si vede solo dal malaffare o dal confronto ringhioso, ma soprattutto dal modo con il quale la politica organizza le relazioni di potere che sono ormai un ostacolo alla partecipazione democratica, come rilevano il tendenziale calo alla partecipazione al voto e l’attenuazione del senso di comune appartenenza sociale ma anche dall’indolenza con la quale si acconsente al degrado dell’ambiente, alla costante crescita delle povertà e della disuguaglianza sociale.

Bisogna essere consapevoli che ci può essere un uso orgoglioso e dominatore del potere politico ad ogni livello, quindi, anche da parte di quei cittadini che avanzano interessi legittimi ma particolaristici, cioè a loro esclusivo vantaggio. Ciò riflette l’ambiguità del potere e la ricattabilità del politico.

Solo l’amicizia permette di saltarci fuori. A differenza di chi ha affermato che il potere logora chi non ce l’ha, è proprio per amicizia, ad esempio, che si deve chiedere all’amico, appunto, di lasciare quella determinata carica dopo un certo numero di anni. Ancor meglio se per amicizia si decide che è venuto il tempo di passare la mano. La relazione d’amicizia genera qualcosa di nuovo, di inaspettato, verso una maggiore autonomia delle persone e un miglioramento complessivo della società. Se le relazioni all’interno dei partiti fossero di questo tipo il ricambio sarebbe un fatto “naturale”. Ciò non significa che non ci devono essere forme democratiche di selezione della classe dirigente, ma sicuramente queste assumerebbero ben altro significato e impatto se svolte in un contesto di amicizia.

Questa stessa amicizia potrebbe essere anche un buon antidoto alla corruzione.

È fuor di dubbio che una legge anti-corruzione è quanto mai necessaria, possibilmente giusta ed efficace. Ma forse non basta. Una buona legge non sempre fa un buon cittadino mentre può essere che un buon cittadino faccia una buona legge e non solo. Viene da pensare che i politici corrotti non abbiano amici e se li hanno anche loro hanno partecipato alla festa. Un amico vero li avrebbe avvertiti che stavano sbagliando e che era anche disponibile a dare una mano per saltarci fuori. Se poi invece di un solo amico ce ne fossero due o più, è ancora meglio. Chi trova un amico trova un tesoro.

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